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Yes Means Yes
di Stacey May Fowles
inserito da Sartek - 02/03/2009 - Letto 2009 volte.
The Fantasy of Acceptable 'Non-Consent': Why the Female Sexual Submissive Scares Us (and Why She Shouldn't) By Stacey May Fowles, Seal Press. Posted December 29, 2008. Tradotto da Sartek 

 
Dato che sono una femminista che ama la dominazione, il bondage ed il dolore in camera da letto, dovrebbe essere abbastanza ovvio perche' io rimanga in silenzio e, diciamo, piuttosto riservata sulla mia sessualita'. Mentre per me e' facile scrivere un'appassionata predica sull'importanza vitale del "convenzionale" piacere della donna, o parlare pubblicamente ed esplicitamente del desiderio sessuale in generale, spesso sono timida e rifuggo dalle conversazioni sulle mie scelte sessuali personali.
Nonostante il fatto che io abbia avuto un lungo, intenzionale percorso per sentirmi alla fine forte, ed aperta sulla mia decisione di essere sessualmente sottomessa, la risposta che ottengo riguardo a questa decisione non e' poi sempre cosi' comprensiva. 

Il BDSM (per quel che mi riguarda, bondage. disciplina, dominazione e sottomissione, sadismo e masochismo) mette a disagio un bel po' di gente, ed il concetto di sottomissione femminile disturba profondamente le femministe. Posso senz'altro capire perche'; ma credo anche che il BDSM sicuro, sano e consensuale esista come radicalmente opposto ad una realta' in cui le donne fanno costantemente i conti con la minaccia della violenza sessuale. 

Come persona che lavora nei media femministi e che combatte contro la violenza sulle donne e per i diritti delle sopravvissute ad uno stupro, non mi sono mai sentita davvero in diritto di condividere la mia fantasia sulla mia stessa violazione. Ci sono senso di colpa e vergogna nell'avere il lusso di decidere di agire in base ai propri desideri - di consentire a questo genere di "non-consenso". Sembra suggerire che non hai conosciuto la vera violenza sessuale, non puoi davvero capire quanto possa essere traumatica, se la vuoi incorporare in una versione finta all'interno del tuo "gioco". Ma questo, semplicemente non e' vero: uno studio del 2007 condotto in Australia ha mostrato che il tasso di abuso e coercizione sessuale sono simili tra i praticanti del BDSM e gli altri australiani. Lo studio ha concluso che il BDSM e' semplicemente un interesse sessuale ed una sottocultura che attrae una minoranza, non un sintomo patologico di abusi passati. 

Ma quando metti un po' di stupro, bondage e fantasie di umiliazione nel mix, sorge un intera gamma di problemi ideologici. L'idea di una donna che acconsente ad essere violata con il gioco non e' solo un terreno difficile da negoziare politicamente, ma e' anche raramente discusso fuori dal circolo dei praticanti stessi del BDSM. Femministe sessualmente sottomesse gia' trovano sufficientemente difficile avere voce nel discorso, ed il loro desiderio di essere dominate e' spesso lasciato fuori dalla conversazione. A causa di cio', l'opportunita' di articolare le ramificazioni politiche della fantasia dello stupro capita di rado, se non mai. 

Si puo' ascrivere a questo silenzio il fatto che il BDSM sia in genere descritto negativamente - spesso in modo fumettistico. Le rappresentazioni cinematografiche sono generalmente caricature frettolose, con i partecipanti spinti ai margini della societa', e con una accentuata stigmatizzazione che circonda le loro scelte personali e professionali. Mentre i film e la televisione offrono una rappresentazione della dominatrice professionista quasi comprensiva, come di una donna potente, a volte appena ingrassata (si pensi a Lady Heather in "CSI"), le donne che sono sessualmente sottomesse per scelta sembrano essere invisibili. Non sarebbe una forzatura dire che sono lasciate fuori da ogni rappresentazione perche, molto semplicemente, spaventano. Le rappresentazioni pornografiche femminili di donne dominate per piacere spesso coinvolgono altre donne - questa e' un'immagine esplicita sicura, perche' l'idea di un maschio che infligge dolore ad una donna consenziente e' semplicemente troppo dura per lo stomaco di molte persone. Per molte spettatrici tocca troppo da vicino - l'idea dello scambio consensuale dell'autorita' di prendere decisioni (temporaneamente o a lungo termine) di una donna sottomessa con un uomo dominante che prenda decisioni per lei, semplicemente non si accorda bene con la comunita' femminista. 

E' importante puntualizzare che, comunque si tenti di giustificarlo, questa incapacita' di accettare il BDSM nel dialgco femminista e' in realta' solo una forma di paura della stranezza (kinkophobia), un pregiudizio largamente accettato contro la pratica sessuale del power-exhange. Patrick Califia, scrittore e sostenitore della pornografia BDSM e della sua pratica, saggiamente afferma che "la kinkophobia interiorizzata e' l'unico senso di vergogna che molti, se non la maggior parte, dei sadomasochisti provano riguardo alla loro partecipazione ad una societa' deviante". Questo odio di se stessi puo' essere particolarmente forte nelle femministe sottomesse, quando un'intera comunita' con cui esse si identificano o respinge i loro desideri o le addita come vittime inconsapevoli. 

Ho impiegato molti anni per disimparare le dinamiche di potere mainstream ed accettare i miei stessi desideri per quelle fantastiche e feticisticizzate. A dispetto di questo consapevole viaggio di scoperta di me stessa e della simultanea (forse contraddittoria) sensazione di essere in totale controllo, e' del tutto evidente che il movimento femminista in generale non e' davvero pronto di ammettere che donne che amino essere colpite, soffocate, legate ed umiliate hanno potere. Personalmente, piu' mi sono sottomessa sessualmente, piu' sono stata capace di ottenere uguaglianza nelle mie relazioni sessuali e romantiche, e piu' mi sono sentita genuina come essere umano. Ciononostante, ho sempre sentito che affermando il mio stato di donna sottomessa stavo venendo additata come parte di quella dinamica sociale che tende a violare tutte le donne. Tristemente, le affermazioni di emancipazione sessuale non si traducono nell'accettazione delle donne sottomesse - il meglio che una sottomessa puo' sperare e\' di essere etichettata e compatita come vittima danneggiata che sceglie la sottomissione come modo di guarire o di elaborare traumi ed abusi passati. 

 Sia o meno difficile da accettare che il desiderio di essere sottomessi non e' il prodotto di una societa' che tende ad oggettificare le donne, arguirei che, a dispetto elle apparenze, per la sua stessa natura il BDSM e' costantemente consensuale. Ovviamente, il suo linguaggio e le sue regole differiscono significativamente dalle scene sessuali vanilla, ma la stessa esistenza di una safeword e' ottimale nel prevenire la violazione - suggerisce che in ogni momento, indipendentemente dalle attese e dall'interpretazione della parte di ciascuno dei due, l'atto (sessuale) puo' e sara' interrotto. Ignorare la safeword e' un chiaro gesto di violazione, senza che alcuna discussione sia possibile. A causa di questo, il sesso BDSM, anche con tutte le sue connotazioni violente, puo' essere molto piu' "sano" di quello privo di una safeword. Non sara' molto romantico nel senso tradizionale, ma le regole sono chiare - in ogni momento una donna (o un uomo) puo' dire no, indipendentemente dalla "sceneggiatura" che lei (o lui) sta usando. 

Il panorama BDSM sicuro, sano e consensuale e' fatto di regole stringenti e pratiche sicure ideate per proteggere i sentimenti di tutti quelli che sono coinvolti e per assicurare costante ed entusiastico consenso. Questa cultura non potrebbe esistere, se questo non fosse il caso; un sottomesso partecipa allo scambio di potere perche' gli viene offerto uno spazio psicologico sicuro. Questo spazio crea l'opportunita' per mostrare resistenza, per essere sollevati dalle responsabilita', per provare sentimenti di affetto e sicurezza. Prima che ogni "scena" inizi, si decidono chiaramente le regole ed le limitazioni. 

Trovare un partner o un dom con cui giocare e' un atto definitivo di fiducia, e dare a qualcuno il potere di farti male per piacere e' sia liberatorio che potente. Piu' abbraccio la sottomissione sessuale, piu' arrivo ad imparare che, a dispetto di ogni apparenza contraria, le relazioni SM in cui c'e' rispetto in generale smantellano le stesse basi su cui la cultura dello stupro si fonda. 

La dinamica dom/sub non sembra promuovere l'uguaglianza, ma per la maggior parte dei praticanti seri, la fiducia ed il rispetto che esistono nel power exchange in realta' superano la mentalita' mainstream "donna oggetto" o mentalita' dello stupro. Perche' il BDSM sicuro esista, deve essere fondato sulla costante affermazione di un entusiastico consenso, che la sessualita' mainstream ha sistematicamente smantellato. 

Questo, naturalmente, non significa che la cultura BDSM sia esente da critiche o responsabilita'. Nonostante l'ovvio fatto che la dominazione e la sottomissione (ed ogni cosa che esse implichino) siano nel regno di una elaborata fantasia, e' interessante esaminare come queste scelte e descrizioni di stile di vita (sia mainstream che culturalmente alternative) influenzino una cultura generale che tenta di sottomettere e demoralizzare le donne. Se consensuale, il BDSM informato e' l'opposto della cultura dello stupro, mentre la maggior parte della pornografia mainstream (o nonfetish) che anche vagamente simula uno stupro (del tipo "prendilo, toia" e "sai che ti piacera'") e' tutto il contrario. Quando le fantasie specifiche al BDSM sono rubate, diluite e corrotte, le complesse regole su cui tale controcultura si fonda sono completamente spazzate via.

 E qui c'e' il problema - con l'avvento e la proliferazione della pornografia su internet, le fantasie di stupro, tortura e bondage sono diventate accessibili. Non piu' riservato ad uno spettatore informato, preparato, che lo persegue con attenzione dopo un salto presso una libreria fetish, il BDSM e' rappresentato in ogni portale porno di internet. L'utente medio di computer puo' avere accesso istantaneo ad un intero catalogo di pratiche BDSM, che va da spanking leggero, soft-core, a torture hard-core, in un secondo. Questo genere di costante e libero accesso educa gli spettatori che non hanno una consapevolezza culturale del BDSM, una preparazione o una educazione specifica, a credere che quello che le donne vogliono sia essere costrette ed, in alcuni casi, forzate ad atti a cui non hanno acconsentito. Negli anni, varie interpretazioni del genere lo hanno trasformato in comune pornografia - donne al guinzaglio, in manette, imbavagliate, legate e soggiogate al piacere (NdT: non capisco "told to like it") sono tutti luoghi comuni nell'immaginazione pornografica contemporanea. 

 Mentre il praticante BDSM serio prospera su questo artificio (NdT: c'e' scritto cosi'!), il maschio medio giovane eterosessuale che guarda il porno inizia a credere che forzarele donne ad atti sessuali sia la norma - la costante ed istantanea disponibilita' di questo tipo di immagini rende il sesso e lo stupro uguali, esattamente la stessa cosa, per lo spettatore mainstream. Uniamo questo tipo di pornografia vista privatamente a casa con la proliferazione di spettacoli sul crimine mostrati in televisione in prima serata e film pornografici di tortura mascherati da "thriller psicologici" nei cinema, ed il nostro immaginario culturale urla che "donne come vittime sessuali" e' una realta' accettabile. Per qualcuno che cresce, e raggiunge la maturita' sessuale, in questo ambiente, l'idea di costringere una donna ad un atto sessuale sembra, per quando logicamente "errata", completamente comune e probabilmente piuttosto sexy.

 L'appropriazione dell'immaginario BDSM e' problematico perche', mentre i membri della sua comunita' capiscono che e' importante essere sensibili ai bisogni, ai limiti ed alle regole di chi gioca perche' una scena funzioni bene e sia godibile, il porno mainstream ha come obbiettivo la soddisfazione piu' immediata possibile. Si aggiunga una disgraziata mancanza di educazione sessuale (sia come sicurezza, che come piacere) nell'intero paese ed una idea generale, propagandata dai media (si veda La Repubblica e la sua colonnina di donne nude, NdT!) che le donne siano oggetti sessuali da consumare, e si avra' una cultura dello stupro che origina da immagini BDSM prese a prestito ignorando le regole che le accompagnano. 

 Questa situazione suscita alcune domande interessanti per le praticanti del BDSM sano, sicuro e consensuale. Se, in qualita' di persona che si identifica come sessualmente sottomessa, ci piacciono fantasie sull'essere stuprate, siamo complici, di conseguenza, di questa pervasiva cultura dello stupro? Siamo non solo complici, ma anche fondamentali per perpetuare l'accettabilita' della violenza, a prescindere da quali siano i nostri desideri privati e personali? Da un altro punto di vista - siamo in effetti delle vittime? La nostra fantasia e' soltanto il prodotto di una cultura che ci conduce a pensare che questo tipo di violenza sia accettabile o perfino desiderabile? 

In alternativa, e' il nostro desiderio (anche se imbastardito ed interiorizzato) ancora nostro - la nostra fantasia di "non-consenso" che scegliamo e mettiamo in pratica in un ambiente che il consenso lo permette? Una scelta personale, in linea con l'ideologia femmonista che enfatizza la scelta su ogni altra cosa?

 Ed infine, e forse piu' importante di tutto, con tutte le sue limitazioni, safewords, limiti di tempo ed accordi espliciti su cosa e' permesso - e' vero che la relazione BDSM consensuale e' la piu' avanzata in fatto di fiducia e "performances" collaborative, con le sue regole ed i suoi artifici che la rendono il completo opposto di uno stupro?

 Paradossalmente, sottomissione sessuale e fantasie di stupro possono essere accettabili solo in una cultura che non le ammette. A livello semplicistico, un fetish e' tale solo se cade fuori dai confini della vita reale, e, come ho menzionato, la ragione per cui alcune femministe temono o detestano la scena BDSM e' che e' troppo familiare per loro. Quando una donna e' soggetta a (o sta godendo di, dipende da chi guarda e chi partecipa) tortura, umiliazione e dolore, molte femministe vedono le notizie del telegiornale della sera, non una gradevole fantasia, a dispetto del contesto. Anche chi si identifica come sessualmente sottomessa, qualcuno come me, puo' capire perche' sia difficile osservare queste scene oggettivamente. Molte fantasie sono tabu' esattamente per questo motivo - e' quasi impossibile superare il concetto che un uomo interessato alla dominazione sia vicino ad essere uno stupratore, o che una donna che si sottomette sia una vittima impotente della cultura dello stupro. Ma i praticanti consenzienti del BDSM ribatterebbero che la loro comunita', in generale responsabile, rappresenta il desiderio senza il danno, celebrando il desiderio femminile e (come e' cosi' fondamentale per smantellare la cultura dello stupro) rendendo centrale il piacere (femminile). 

 Come comunita', le femministe devono realmente esaminare se sia o no un gesto di condiscendenza dire ad una donna che sceglie una fantasia di stupro che e' vittima di una cultura che vuole sottomettere, umiliare e violare le donne, se sia o no accettabile accusarla di essere mal guidata, disinformata, o anche mentalmente malata. 

La realta' e' che quando due persone acconsentono a fabbricare una scena di non-consenso nella privacy delle loro vite erotiche, non stanno acconsentendo a perpetuare la violazione delle donne in generale. Il vero problema sta nell'appropriazione della pornografia mainstream di immagini ferish - mentre i praticanti del BDSM sono generalmente seri ed informati riguardo alle scelte ideologiche del loro stile di vita, l'utente medio di porno mainstream generalmente non perde un attimo per capire gli aspetti piu' delicati di dominazione e sottomissione (o di consenso e sicurezza) prima di guardare con leggerezza una scena di violazione in un film porno mainstream o una foto mainstream. 

Mentre vecchi film in bianco e nero di Bettie Page rapita e legata da un gruppo di femmine insaziabili sono generalmente considerati come divertimento erotico leggero ed innoquo, questo tipo di immaginario, iniettato nella pornografia mainstream (ed anche ad Holliwood) puo' avere ramificazioni culturali epocali. Tristemente, rappresentazioni gratuite di violenze contro le donne sul grande schermo hanno in effetti portato l'elemento tabu' del gioco al di fuori dell'immaginario fetish. Bombardati da un'offensiva di immagini violente in cui la donna e' la vittima, gli spettatori smetteranno di percepire dove fantasia e fetish terminano ed inizia la realta' . 

La pornografia BDSM e' cosi' crucialmente conscia della sua stessa abilita' do perpetuare l'idea che le donne vogliano essere violate che in effetti combatte contro questo mito. Alla fine di quasi tutti i servizi fotografici autentici di BDSM, vedrete un'unica foto dei partecipanti, sorridenti e felici, che riassicura sul fatto che quanto e' stato visto in precedenza e' una scena teatrale recitata da adulti consenzienti, e che prova che il porno fetish spesso e' una costruzione attenta, consapevole, che sempre si riferisce a se stessa come tale. 

La realta' e' che le attivita' e l'immaginario pornografico della cultura BDSM sono problematiche solo perche' abbiamo raggiunto il punto che il desiderio di una donna e' completamente sottomesso ed ignorato. Se il piacere delle donne fosse fondamentale, questo argomento (e la paura femminista della sottomissione sessuale) non esisterebbe. Quando le donne sono costantemente dipinte come vittime sia della violenza che della cultira, e' difficile vedere ogni altra possibilita'. Le femministe hanno la responsibilita' non solo di combattere ed opporsi all'appropriazione del BDSM da parte del mainstream, ma anche di appoggiare i praticandi del BDSM che garantiscono pratiche sane, sicure e consensuali. 

 Se l'appropriazione del mainstream dei modelli BDSM viene criticata con successo, smantellata e corretta, una donna puo' sentirsi sicura nel suo desiderio di essere domata, legata, imbavagliata e "cosretta" al sesso dal suo compagno. A loro volta, le femministe si sentirebbero sicure nell'accettare questo desiderio, perche' sarebbe chiaramente una sottomissione consensuale. Perche' "lei lo ha chiesto" sarebbe, finalmente, la verita'.

 Ulteriori letture su "I media importano": 

 * "Offensive Feminism: The Conservative Gender Norms That Perpetuate Rape Culture, and How Feminists Can Fight Back," by Jill Filipovic 

 * "An Old Enemy in a New Outfit: How Date Rape Became Gray Rape and Why It Matters," by Lisa Jervis 

 * "Purely Rape: The Myth of Sexual Purity and How It Reinforces Rape Culture," by Jessica Valenti Ulteriori letture su "Molti tabu' per niente"" 

 * "A Love Letter from an Anti-Rape Activist to Her Feminist Sex-Toy Store," by Lee Jacobs Riggs * "The Process-Oriented Virgin," by Hanne Blank

 * "Real Sex Education," by Cara Kulwicki


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